Estensione

Occupa i due quinti del territorio sudamericano, sopra e sotto l’equatore, per circa 6 milioni e mezzo di Kmq, dalle Ande torreggianti ad ovest fino all’Oceano Atlantico ad est, in coincidenza con il bacino idrografico del Rio delle Amazzoni. Ventesima parte della Terra, possiede 1/3 delle foreste ed 1/5 dell’acqua dolce del mondo.
L’enorme area è estesa in gran parte nel Brasile nord-occidentale, che ne detiene più dei due terzi, ma anche in altri ben otto paesi: (in senso antiorario e partendo da nord) Guyana francese, Suriname, Guyana, Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia. Basti aggiungere che la foresta amazzonica copre una superficie maggiore di tutta l’Europa occidentale.
L’Amazzonia brasiliana vera e propria, vasta quasi come gli Stati Uniti, è maggiormente rappresentata dalla regione del nord (“Norte”) e comprende i quattro stati di Amazonas, Parà, Acre e Rondonia, e i due territori di Amapà e di Roraima, con una superficie dodici volte superiore a quella dell’Italia (42% di tutto il Brasile). Vi è poi l’Amazzonia amministrativa che, includendo anche lo stato del Mato Grosso, arriva a costituire il 58% del territorio brasiliano.

Clima

L’Amazzonia, compresa tutta nella fascia tropicale, ha un clima decisamente equatoriale, caldo ed estremamente umido (nella foresta pluviale si registra di norma un tasso del 100%). La temperatura oscilla tra 20 e 39 gradi circa. Sostanzialmente vi sono due stagioni. Quella delle piogge, da gennaio a maggio, caratterizzata da precipitazioni insistenti e torrenziali, e quella secca, da luglio a ottobre, in cui le precipitazioni si diradano senza mai cessare del tutto. Gran parte della pioggia è generata dalla foresta stessa, oltre che dai possenti sistemi nuvolosi atlantici sospinti dagli alisei e ingabbiati dalle Ande.

Fiumi

l clima tropicale favorisce una rete idrografica enormemente sviluppata, che può vantare circa 80.000 Km di corsi d’acqua navigabili e una decina di fiumi che superano in lunghezza i 2.000 Km. Ne esistono di altopiano, interrotti spesso da cascate, e di bassopiano, ampi e dal corso lento, favorevoli alla navigazione.
Il Rio delle Amazzoni è il più grande fiume della Terra, e se per lunghezza è secondo al Nilo e forse al Mississipi (in realtà però la sua esatta misurazione non è ancora conosciuta), per portata non ha rivali. Nasce come corso montano sulle Ande peruviane a 5.100 metri d’altitudine, ad appena 180 Km dal Pacifico, e percorre trasversalmente quasi tutto il Sudamerica scorrendo verso l’Atlantico per 6.800 Km, costrettovi non tanto dalla leggerissima pendenza del bacino quanto dalle masse d’acqua che lo alimentano, grazie anche ai suoi 1.100 affluenti.
A monte del delta, ampio 320 Km, raggiunge la sua massima larghezza di oltre 14 Km. Nel punto più profondo tocca i 120 metri. Una volta in mare, le sue acque penetrano nell’oceano per 300 Km circa.
I principali affluenti del Rio delle Amazzoni sono, oltre al Tapajòs e al Rio Negro, anch’essi al vertice di imponenti sistemi fluviali che ne raddoppiano la portata, il Japura, il Purus, il Madeira, lo Xingù, l’Araguaja, il Tocantis.
Un carattere sorprendente dei fiumi dell’Amazzonia, non di rado provenienti da territori lontani fra loro migliaia di chilometri, è la diversità di colore, dovuta agli elementi contenuti in sospensione. Tipico il fenomeno del “matrimonio delle acque” alla confluenza di fiumi di colore differente, i quali possono scorrere per lunghi tratti fianco a fianco prima di mescolarsi

Suolo e sottosuolo

Nonostante una vegetazione senza pari, il bacino amazzonico è in genere improduttivo e solo il 4%, che viene inondato, ha suoli fertili. A settentrione e nel centro, ove prevalgono i sedimenti alluvionali, il terreno è soggetto a forte erosione, più contenuta a sud in corrispondenza di formazioni rocciose ricche di silicati.
Naturalmente l’Amazzonia rappresenta un’enorme riserva di legname, tanto che il commercio di legnami pregiati è una delle fonti di reddito più remunerative del Brasile.
Anche il sottosuolo cela grandi ricchezze, tra cui oro, diamanti, rame, stagno, molibdeno, ferro, manganese, bauxite, nickel, uranio, petrolio. I minerali, oltre ad essere presenti in abbondanza, spesso sono anche facilmente estraibili a pochi metri di profondità

La deforestazione

Una buona parte dell’ossigeno della terra è prodotto dalla foresta amazzonica: in gioco dunque non c’è soltanto un immenso paese da salvare, ma il nostro stesso futuro.

La devastazione della foresta nel tentativo, sovente vano, di sfruttare l’immensa ricchezza dell’area è cominciata un secolo fà e lentamente proseguita fino ai disastri degli ultimi decenni, in cui ne sono stati distrutti più di 55 milioni di ettari (l’equivalente di una regione vasta quanto la Francia). E il dato dell’ultimo anno non è certo confortante, con la riduzione di ulteriori 25.000 Kmq (un territorio pari alla Sicilia), ovvero un peggioramento del 40% rispetto all’anno precedente.
Quali le cause di questo inquietante fenomeno, che oggi coinvolge i massimi interessi multinazionali? Eccone un sintetico elenco:

  1. il tentativo di utilizzo agricolo e l’espansione delle coltivazioni su larga scala, da parte dei fazendeiros e di migliaia di piccoli contadini attratti dal miraggio della terra.
  2. l’allevamento del bestiame; sottolineando che la tecnica usata per deforestare a tali fini è quella più distruttiva dell’incendio.
  3. il traffico nazionale ed internazionale di legname.
  4. le centrali idroelettriche con la costruzione di grandi dighe e la conseguente inondazione o distruzione di immensi territori.
  5. la costruzione di autostrade e ferrovie.
  6. il proliferare delle miniere: l’attività estrattiva perdipiù produce distruzioni o danneggiamenti di vario genere (infrastrutture, polveri nocive,ecc.) ben oltre le singole zone in cui viene esercitata.
  7. la corsa all’oro e alle pietre preziose, con i garimpeiros che invadono tutta l’Amazzonia alla ricerca di un facile quanto impossibile arricchimento, trascinando con sé criminalità e disperazione.
  8. lo sviluppo urbano, quasi sempre senza regole o garanzie per l’ambiente.
  9. il progetto militare per la sicurezza nazionale: l’onerosissimo progetto “Calhan Norte” sta dando vita ad una fitta rete di basi, strade e aeroporti lungo tutta la fascia dei confini settentrionali.
  10. in genere, le politiche governative pianificate per aprire l’Amazzonia all’insediamento umano ed alle attività economiche.

Infine, il genocidio degli Indios: è ovviamente un tragico effetto di tutto ciò, ma in certa misura diventa esso stesso causa di deforestazione in rapporto allo spopolamento dei territori da parte dei legittimi abitanti