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Credo di fare cosa gradita se ricordo,
anche da queste pagine, un Missionario
a dir poco “emblematico” a cui sono articolarmente
legato: P. Mario Monacelli.
L’ho fatto ufficialmente già nel giorno del
suo funerale (2 luglio 2008) e ripeto quanto
dissi in quella circostanza.
“Penso di fare un grave torto a P. Mario
se non dico una parola anch’io. Certamente
con P. Mario ho avuto rapporti
particolari, direi unici.
Guarda caso (o Provvidenza) proprio
oggi compio i 50 anni del mio Sacerdozio.
Questi rapporti personali li ha riassunti
brillantemente lui stesso in una lettera
che mi scrisse da Manaus il 2 marzo
2002: quattro pagine dattiloscritte; l’ho
ritrovata per caso circa un anno fa; l’ho
rispedita a lui, dietro richiesta; l’ho fatta
leggere recentemente a più persone che
hanno voluto la fotocopia…
Ho conosciuto P. Mario nel nostro
Studentato di Perugia: io Sacerdote Novello,
lui semplice ragazzo in qualità di
portiere e inserviente della Fraternità. Nel
1973 ci siamo preparati a partire per
l’Amazzonia, prima con un corso specifico di 3 mesi al CEIAL di Verona
e poi con un corso per infermieri
al “Fatebenefratelli” di
Roma.
Siamo partiti nell’agosto del
1974, lui, topo di campagna (così amava
definirsi) – “No Interior da Missao”- a
San Paulo de Olivença, io (gatto di città)
a Manaus.
Ma siamo stati insieme anche a Manaus,
negli ultimi anni della mia permanenza
(1974-1982). Fu proprio lui che, in qualità
di Vice-Provinciale, mi “costrinse” a
ritornare in Italia per motivi familiari. Ma
posso dire di averlo accompagnato fino
all’altro ieri, come Responsabile del Centro
Missionario di Assisi…
Ho conosciuto il suo zelo apostolico, che
francamente mi ha più volte “mortificato”
(in senso buono, è chiaro). Un autentico
carismatico, trascinatore di folle,
sempre sorridente e mordente. Molti che
anche recentemente sono stati con me a
Manaus, hanno assistito con stupore a
certe sue liturgie. Ma solo Dio ha contato
le ore e ore che il P. Mario passava nel
confessionale, i colloqui prolungati che
gli facevano dimenticare o saltare il pranzo
e la cena, la richiesta dei numerosissimi
“pedintes” (bisognosi) che “a priori” apevano
di ottenere qualcosa. E per tutto
ciò che ha realizzato (Centri Sociali, Chiese,
Abitazioni ecc…) nel vasto “bairro”
del “Teixeirao”, certamente e giustamente
gli innalzeranno un grande monumento!
Ha ricoperto per tre trienni (nove anni)
la delicata carica di Superiore Maggiore,
come Vice-Provinciale. Ultimamente è
stato Parroco della nostra prestigiosa
Chiesa dedicata al “Sao Sebastiao”, considerata
e frequentata come il Santuario
di Manaus!
Due particolari commoventi per erminare:
si scoprì ad un certo punto che aveva
contratto il terribile “morbo di Hansen”:
la lebbra. Superò l’atroce scoperta con
un pizzico di incoscienza, dicendo: “S.
Francesco amava i Sacerdoti e tra i
sofferenti prediligeva i lebbrosi….Io sono
sacerdote e ebbroso, penso che S. Francesco
mi vorrà bene”.
Il secondo particolare che giustifica perfettamente
questa nostra pagina è che
nell’ultima malattia soleva dire: “Mi reputo
fortunato poter festeggiare il Centenario
della nostra presenza in
Amazzonia in Paradiso, nella Casa del
Padre”.
Più che mai, quindi possiamo ripetere
quello che disse un giorno il grande
Sant’Agostino di Tagaste, in un’analoga
circostanza: “Signore non ti chiediamo
perché ci hai tolto P. Mario, ma ti ringraziamo
perché ce lo hai donato!”.
P. Valerio Di Carlo |
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