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Qualcuno di voi lettori si ricorderà di un mio articolo scritto anni fa in cui descrivevo un incontro particolare.
Recatomi in Amazzonia avevo incontrato un angelo, il cui sorriso mi era rimasto impresso nel cuore prima ancora che nella memoria. In verità, di angeli ne avevo incontrati due, uno (una) si chiama Vanessa ed è ora mia moglie, l'altro si chiama Marcelo.
Era il tempo in cui cercavo di conciliare lo spirito missionario con l'amore ed il desiderio di raggiungere la mia fidanzata lontana e, prima di partire, sistematicamente tanti benefattori mi chiedevano informazioni sui loro bambini adottati a distanza. Così armato di coraggio affrontavo la calura dei pomeriggi di Benjamin Costant e cercavo di raggiungere più famiglie possibili per portare a volte qualche spicciolo, altre volte un regalo, sempre il ricordo e l'affetto dei loro amici italiani.
Mi piaceva il contatto con il popolo e sentivo come dovere quello di fare un po' da tramite tra loro ed i benefattori.
Pensavo che la mia testimonianza poteva essere utile per rafforzare i bellissimi legami che si erano creati.
Così un pomeriggio ho incontrato Marcelo.
Salendo le scalette della sua casa in legno, il giovane mi attendeva sulla sedia a rotelle con lo sguardo di chi mi stava aspettando da tanto tempo. Ho parlato della situazione di Marcelo con mio zio, Padre Benigno Falchi; con molta discrezione ho chiesto cosa si poteva fare ed il mio ritorno in Italia ho parlato anche la famiglia che aveva adottato a distanza il bambino. Ho sempre trovato porte aperte!
Questa volta abbiamo pensato, tuttavia, di fare qualcosa di più. Verificando le condizioni della casa, che stava letteralmente crollando, abbiamo deciso di impegnarci nel trovare dei soldi e donare una nuova abitazione alla famiglia.
Su consiglio di Padre Benigno, abbiamo chiesto alla mamma di Marcelo di cercare un terreno, magari migliore dell'attuale dove poter costruire la nuova casa.
Al nostro ritorno in Italia abbiamo suggerito a tanti nostri amici di passare un Natale diverso! A don Marcello Sargeni (parroco di Grutti, in provincia di Perugina, paese natale di Padre Benigno Falchi) abbiamo proposto di donare un nuova casa alla famiglia di Marcelo.
Don Marcello, compagno di viaggio in Amazzonia, ha sposato immediatamente il progetto e in men che si dica, al nostro ritorno, attivato una vera e propria gara di solidarietà.
In pochissime settimane abbiamo raccolto tutto il denaro necessario....era veramente un piacere vedere una comunità così unita in un progetto sicuramente benedetto da Dio.
Padre Benigno, poi, si è incaricato del progetto e della realizzazione che inizierà, grazie alla immensa solidarietà di tanti benefattori, tra qualche settimana, appena le condizioni meteorologiche lo permetteranno.
La casa sarà semplice, nello stile tipico dell'Amazzonia, ma sicuramente permetterà alla famiglia di vivere più degnamente e a Marcelo di sentirsi più sicuro.
La famiglia del bambino ne aveva veramente bisogno, attualmente, infatti, i famigliari vivono in una “baracchetta” dismessa e pericolante.
In occasione di altri 2 viaggi in Amazzonia non serviva cercare Marcelo........appena arrivavo a Benjamin tutti mi chiedevano quando sarei andato a trovarlo......lui,infatti, mi aspettava paziente e tranquillo nella sua piccola casa.
Quando andavo in visita, portavo sempre aiuto alla famiglia, chiedendo sempre il permesso ai frati, perché a fare il benefattore che distribuisce soldi a destra e sinistra ci vuole poco.....è anche molto gratificante ma, bisogna sempre affidarsi a chi conosce la realtà, chi sa come stanno realmente le cose.
Chiaro, la voglia di donare era sempre tanta, ma capivo che si potevano commettere errori e ingiustizie.
Così Marcelo pian piano è entrato nella mia vita, padron nella nostra vita poiché anche mia moglie mi ha sempre sostenuto e spronato.
A settembre del 2007 ancora un volta siamo andati in Amazzonia. La sorpresa è stata quella di trovare il nostro angelo in piedi, claudicante, o sarebbe meglio dire barcollante, ma sicuramente meglio degli anni passati.
Oggi....gioca anche a pallone nel piccolo campicello vicino casa, anzi, come ci ha raccontato la mamma ridendo, “Atrapalha os outros” (è di impiccio agli altri) con i suoi movimenti incerti e funambolici.
L'unica cosa sempre uguale: il sorriso , “lindo” come sempre , un sorriso che ti riempi il cuore e ti fa dimenticare di colpo i tanti problemi che lo circondano.
Da 5 anni faccio parte dell'AIFI, in pratica dal mio primo viaggio in Amazzonia. A volte mi sembra di non riuscire ad impegnarmi abbastanza.
Il lavoro, gli impegni, il tempo che manca sempre, e sempre viene tolto alle cose che ti piacciono di più. Riflettendo, oggi capisco che questi 5 anni mi hanno cambiato; anche se non sembra, le esperienza sono servite alla mia formazione e facendo ora un bilancio, direi che quello che ho ricevuto e di gran lunga maggiore di ciò che ho dato.
Mi piace pensare che dovrei essere io a ringraziare Marcelo per la forza che mi ha donato e l'esempio forte che ha “immesso” in me sempre......nuova linfa vitale!
Nonostante tanti impegni, sento che non potrei fare a meno di tutto ciò e ringrazio Dio di avere messo al mio fianco una donna che ha un cuore immenso e uno spirito incredibile! Insieme cerchiamo di costruire una famiglia aperta, accogliente, che guarda verso il mondo e non solo al suo interno.
Con umiltà chiediamo forza e coraggio a Dio perché ne abbiamo sempre bisogno.
Sappiamo benissimo che il nostro Marcelo ci aspetta, è sempre li sulle scalette di casa, e se non si chiama Marcelo si chiamerà Paulo, o Joao o tanti altri.
Speriamo di essere sempre fedeli ai nostri amici meno fortunati.
Loro contano su di noi!

di Enrico Falchi

     
 
 
 
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